Regime forfettario 2026: la guida completa per chi parte oggi
Apri partita IVA quest'anno, o ce l'hai già aperta e vuoi capire quanto ti resta davvero a fine anno. Il regime forfettario è oggi la scelta di default per la maggior parte dei freelancer italiani: aliquota agevolata, contabilità leggera, nessuna IVA in fattura. Dietro la sigla, però, c'è un meccanismo che cambia il netto di migliaia di euro a seconda del coefficiente ATECO, della cassa previdenziale e del momento in cui sei nel ciclo di vita della tua attività.
Questa guida copre tutto il regime in chiaro: chi può aderire, come si calcolano tasse e contributi, le sei categorie di coefficiente, l'imposta sostitutiva al 5 o al 15 %, l'INPS delle tre casse possibili, la fatturazione, le scadenze, le cause di uscita. Senza marketing, con numeri 2026 aggiornati. Quando vuoi vedere i tuoi numeri reali, il calcolatore forfettario è gratuito e senza registrazione.
Cos'è il regime forfettario, in breve
Il forfettario è un regime fiscale agevolato per partite IVA individuali, introdotto dalla Legge 190/2014 e ritoccato in modo significativo dalla Legge di Bilancio 2023 (che ha alzato la soglia da 65.000 € a 85.000 €). Il principio è semplice: invece di sommare tutti i ricavi e sottrarre tutti i costi reali (come nel regime ordinario), il fisco assume una percentuale di redditività media per ogni categoria di attività. Quella percentuale, moltiplicata per il fatturato, è il reddito imponibile. Su quel reddito si paga una sola imposta sostitutiva (al 5 o al 15 %) e i contributi INPS.
Cosa non paghi, se sei in forfettario:
- IVA in fattura (niente liquidazioni trimestrali, niente versamenti separati).
- IRPEF e relative addizionali regionali e comunali.
- IRAP.
- Ritenuta d'acconto sulle tue fatture: chi ti paga non trattiene il 20 %.
Cosa sostituisce tutto questo: un'unica imposta sostitutiva, calcolata sul reddito forfettizzato, più i contributi alla tua cassa previdenziale di riferimento. È la combinazione di queste due voci che determina il netto che ti porti a casa.
Chi può aderire: requisiti e soglie
I requisiti di accesso sono cumulativi: devono valere tutti contemporaneamente. L'eventuale uscita scatta dall'anno successivo, salvo il caso del superamento di 100.000 €, che fa uscire subito.
Soglia di ricavi: 85.000 €
Per restare nel regime devi incassare nell'anno solare fino a 85.000 €. Conta il principio di cassa: vale la data dell'effettivo incasso, non quella della fattura. Una fattura emessa il 28 dicembre 2026 ma incassata il 10 gennaio 2027 finisce nei ricavi del 2027.
Se sfori gli 85.000 € restando però entro 100.000 €, esci dal forfettario dal 1° gennaio dell'anno successivo. Hai un anno di transizione per organizzarti, scegliere il nuovo regime e preparare la contabilità ordinaria.
Uscita immediata: 100.000 €
Se nello stesso anno superi i 100.000 € di ricavi, sei fuori dal forfettario. Le due regole, IVA e imposte sui redditi, viaggiano però su binari diversi:
- IVA: la fuoriuscita parte dalla fattura che fa scattare il superamento in avanti (art. 1 c. 71 L. 190/2014). Quella fattura va emessa con IVA; tutte le successive idem. Le operazioni precedenti, già fuori IVA, restano fuori IVA. Se la fattura "incriminata" era già stata emessa senza IVA prima dell'incasso, va integrata con nota di variazione.
- Imposte sui redditi: l'uscita è retroattiva all'intero anno in corso. Vanno tenute contabilità e dichiarazione in ordinario per tutto il 2026, con calcolo del reddito a costi reali, IRPEF a scaglioni e addizionali.
È la regola da temere di più, perché costringe a ricostruire una contabilità ordinaria a posteriori sulle imposte dirette, gestire l'IVA da metà anno, presentare il modello Redditi PF con quadro RG/RF anziché LM.
Soglia 35.000 € per redditi da lavoro dipendente o pensione
Se nell'anno precedente hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati (incluso il TFR, le pensioni, le co.co.co.) superiori a 35.000 €, non puoi accedere al forfettario o devi uscirne. La soglia è stata alzata da 30.000 € a 35.000 € dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024), e la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ne ha prorogato l'efficacia anche per il 2026. La regola "a regime" del comma 57, lettera d-ter, della L. 190/2014 resta però 30.000 €: dal 2027, salvo nuove proroghe, la soglia potrebbe tornare a quel valore.
Il calcolo si fa sull'anno precedente: chi nel 2025 ha guadagnato 38.000 € da dipendente, nel 2026 non può stare in forfettario, anche se nel 2026 ha cessato il rapporto di lavoro. Esiste però una deroga importante, spesso sottovalutata: se il rapporto di lavoro dipendente è cessato già nell'anno precedente (e nello stesso anno non sono stati percepiti altri redditi assimilati come pensione, co.co.co. o un nuovo lavoro dipendente), la soglia non si applica e si può accedere al forfettario a prescindere dal reddito 2025. La deroga vale solo per la cessazione "pulita": un licenziamento il 30 giugno 2025 con un nuovo impiego il 1° luglio 2025 non aiuta.
Approfondiamo il tema, con le casistiche più frequenti, nella guida dipendente + P.IVA forfettario.
Altre cause di esclusione
Non possono aderire al forfettario, indipendentemente dal fatturato:
- Chi è socio di società di persone, di associazioni professionali o di imprese familiari attive nello stesso settore della partita IVA.
- Chi controlla, direttamente o indirettamente, SRL che svolgono attività riconducibili a quella esercitata in forfettario.
- Chi esercita attività prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di quelli dei due anni precedenti (la cosiddetta anti-elusione sul lavoro dipendente camuffato).
- Chi si avvale di regimi speciali IVA o di determinazione forfettaria del reddito (agricoltura, vendita di sale, tabacchi, editoria con resa).
- I non residenti in Italia, salvo eccezioni per residenti UE/SEE che producono in Italia almeno il 75 % del reddito complessivo.
Come si calcola: la formula in chiaro
La formula del netto forfettario passa per cinque passaggi e una sfumatura importante:
reddito_imponibile_lordo = fatturato × coefficiente_ATECO
inps = f(cassa, reddito_imponibile_lordo, riduzione_35 %)
reddito_imponibile_fiscale = max(0, reddito_imponibile_lordo − inps)
imposta_sostitutiva = reddito_imponibile_fiscale × aliquota (5 % o 15 %)
netto_annuo = fatturato − imposta_sostitutiva − inps
La sfumatura che pochi raccontano: per legge (art. 1 c. 64 L. 190/2014) i contributi INPS versati nell'anno sono deducibili dal reddito imponibile prima dell'applicazione dell'imposta sostitutiva. L'imposta non si calcola quindi sul forfettizzato lordo, ma sul reddito al netto dei contributi. La base imponibile previdenziale (su cui si calcolano i contributi INPS) resta invece il reddito lordo forfettizzato.
Il calcolatore del sito adotta l'approssimazione "INPS versato ≈ INPS dovuto", che vale per chi è a regime. Al primo anno effettivo di attività, in realtà, i versamenti pregressi sono assenti e la deduzione effettiva può essere zero: lo segnaliamo nei limiti del calcolo.
Vediamo un esempio numerico completo, dal fatturato al conto in banca.
Esempio: sviluppatrice freelance, primo anno
Profilo:
- Fatturato 2026: 35.000 €.
- Codice ATECO 62.02.00 (consulenza IT) esercitato come libera professione: coefficiente 78 %.
- Cassa: Gestione Separata al 26,07 % (nessuna altra copertura previdenziale obbligatoria).
- Primo anno di attività con tutti i requisiti di "nuova attività": aliquota sostitutiva 5 %.
Calcolo:
- Reddito imponibile lordo: 35.000 × 78 % = 27.300 €.
- Contributi INPS Gestione Separata: 27.300 × 26,07 % = 7.117,11 €.
- Reddito imponibile fiscale: 27.300 − 7.117,11 = 20.182,89 €.
- Imposta sostitutiva: 20.182,89 × 5 % = 1.009,14 €.
- Netto annuo: 35.000 − 1.009,14 − 7.117,11 = 26.873,75 €.
Il netto è il 76,8 % del fatturato. È il caso più favorevole: aliquota agevolata, nessun contributo fisso minimo dovuto alla cassa. Stesso profilo dal sesto anno in poi, con aliquota al 15 %:
- Imposta sostitutiva: 20.182,89 × 15 % = 3.027,43 €.
- INPS: 7.117,11 € (invariato).
- Netto annuo: 35.000 − 3.027,43 − 7.117,11 = 24.855,46 €.
Il netto scende al 71,0 % del fatturato. I dieci punti di aliquota in più valgono 2.018 € a parità di tutto il resto. È la principale variabile temporale del forfettario: i primi cinque anni sono fiscalmente molto generosi, dopo si entra nella tariffa piena.
Per vedere i numeri sul tuo caso reale (qualsiasi fatturato, qualsiasi ATECO, qualsiasi cassa), il calcolatore forfettario fa esattamente questa elaborazione, mostrando ogni voce in chiaro e il netto mensile equivalente.
Coefficiente ATECO: cosa cambia davvero
Il coefficiente di redditività è la prima leva sul tuo netto: cambia direttamente la base su cui imposta e INPS vengono calcolate. È stabilito dall'Allegato 4 della Legge 190/2014 ed è strutturato su sei scaglioni.
| Coeff. | Categoria | Esempi |
|---|---|---|
| 40 % | Alimentari, commercio, ristorazione, alloggio | bar, ristorante, e-commerce, B&B |
| 54 % | Commercio ambulante non alimentare | bancarelle di prodotti vari |
| 62 % | Intermediari del commercio | agenti, rappresentanti |
| 67 % | Altre attività economiche | artigiani, manifattura, IT come impresa |
| 78 % | Professionisti, scienze, istruzione, sanità, finanza | avvocati, commercialisti, consulenti, psicologi |
| 86 % | Costruzioni e immobiliari | edilizia, agenti immobiliari |
La logica implicita: chi ha costi reali alti ha coefficiente basso, perché il fisco assume che una grossa fetta del fatturato finisca in spese (materie prime, affitti commerciali, rimanenze). Chi vende tempo e competenza ha coefficiente alto, perché si presume che i costi siano contenuti.
Conseguenza importante: in forfettario i costi reali non sono mai deducibili. Se hai costi superiori a quelli implicitamente assunti dal coefficiente, il forfettario ti penalizza rispetto all'ordinario. È uno dei criteri principali per scegliere fra i due regimi, su cui torno più avanti.
Per alcuni codici esiste un'ambiguità: lo stesso codice ATECO può essere classificato al 67 % o al 78 % a seconda della forma di esercizio. Il caso classico è quello dei codici 62.xx (sviluppo software, consulenza IT, servizi informatici): per Allegato 4 sono al 67 % "altre attività", ma se esercitati come libera professione (senza struttura d'impresa) la prassi dell'Agenzia delle Entrate riconosce il 78 %. Lo stesso vale per alcuni codici di formazione e benessere fisico.
Se vuoi capire come scegliere il coefficiente giusto per il tuo profilo, la guida ai sei coefficienti ATECO entra nei casi ambigui più frequenti (sviluppatore, fotografo, personal trainer, tutor) e spiega come verificare e modificare il tuo codice in cassetto fiscale.
Imposta sostitutiva: 5 % o 15 %
L'imposta sostitutiva del forfettario è una sola, ma ha due aliquote diverse a seconda del momento in cui sei nel ciclo di vita dell'attività.
Il 5 % dei primi cinque anni
Si applica per i primi cinque anni di attività (l'anno di inizio più i quattro successivi), se l'attività è considerata "nuova". Sono richiesti tre requisiti, da soddisfare tutti:
- Non aver esercitato la stessa attività, anche in forma diversa (impresa, lavoro autonomo, dipendente), nei tre anni precedenti. L'unica deroga riguarda il periodo di pratica obbligatoria di alcune professioni regolamentate.
- Non proseguire un'attività esercitata in precedenza da altri (rilevamento di studio o azienda), salvo che i ricavi dell'anno precedente da quell'attività siano inferiori a 85.000 €.
- Non essere semplice continuazione dell'attività di lavoro dipendente precedente: la trasformazione del rapporto subordinato in P.IVA con lo stesso datore non vale, salvo le deroghe del comma 57.
Il 5 % vale per cinque periodi d'imposta complessivi, contati dal primo anno di apertura. Se apri partita IVA a luglio 2026, l'anno 2026 conta come primo periodo (anche se hai fatturato solo sei mesi), e il quinto periodo sarà il 2030. Dal 2031 passi al 15 %.
Il 15 % degli altri casi
Si applica:
- A chi non ha i requisiti di "nuova attività" (per esempio chi ha già esercitato la stessa professione, o chi è in continuazione del lavoro dipendente).
- A chi è già in forfettario dal sesto periodo d'imposta in poi.
Sul piano puramente fiscale, il 15 % resta comunque competitivo. In regime ordinario un reddito imponibile di 27.000 € sconterebbe IRPEF al 23 % più addizionali (1,5-2,5 %), per un totale intorno al 25 %, contro il 15 % netto del forfettario. La differenza si comprime però quando si considerano detrazioni e deduzioni IRPEF, che il forfettario non ha. Il forfettario perde davvero la convenienza quando i costi reali sono molto alti e quindi il costo presunto del coefficiente è troppo basso rispetto alla realtà.
Tratteremo a fondo le casistiche di accesso al 5 %, gli errori più comuni (per esempio l'apertura successiva che fa perdere il requisito) e gli scenari di passaggio dal 5 % al 15 % in una guida dedicata.
INPS: quale cassa e quanto pesa
Sulla maggior parte dei freelancer, l'INPS pesa più dell'imposta sostitutiva. È la voce da capire meglio.
La cassa previdenziale dipende dal tipo di attività e ha tre possibilità principali (tralasciando le casse professionali private, fuori scope di questa guida e dei calcolatori al lancio).
Gestione Separata
A chi si applica: professionisti senza cassa professionale autonoma. Tipicamente sviluppatori, designer, copywriter, consulenti, traduttori, coach, psicologi senza ordine previdenziale autonomo.
Aliquote 2026:
| Aliquota | A chi si applica |
|---|---|
| 26,07 % | Professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria (regola ordinaria) |
| 24 % | Professionisti già coperti da altra forma previdenziale obbligatoria (per esempio chi è anche lavoratore dipendente) |
L'aliquota 26,07 % è la somma di tre voci: 25 % IVS (pensionistica), 0,72 % per prestazioni accessorie (maternità, assegno nucleo familiare, malattia, congedo parentale), 0,35 % per l'ISCRO — l'indennità straordinaria di continuità reddituale operativa, un sostegno al reddito riservato ai professionisti iscritti alla Gestione Separata in caso di calo del fatturato superiore al 70 % rispetto alla media dei due anni precedenti. È una delle agevolazioni meno pubblicizzate del regime e vale fino a 800 € mensili per 6 mesi.
Particolarità della Gestione Separata:
- Nessun contributo minimo dovuto: si paga solo in percentuale sul reddito effettivamente prodotto. Se non lavori per un anno, non versi nulla all'INPS, cosa che invece succede per artigiani e commercianti.
- Massimale 2026: 122.295 €. Sui redditi imponibili oltre questa soglia non si pagano contributi. Riguarda pochi forfettari, dato il tetto a 85.000 € di fatturato.
- Reddito minimale 2026: 18.808 €, ai soli fini del calcolo della contribuzione utile alla pensione, non dovuto come contributo.
Esempio: una sviluppatrice al 78 % con 30.000 € di fatturato e nessuna altra copertura paga 30.000 × 78 % × 26,07 % = 6.100 € di INPS.
Gestione Artigiani
A chi si applica: artigiani, manifattura, edilizia, riparazioni, lavorazioni meccaniche, settori di mestiere.
Parametri 2026:
| Voce | Valore |
|---|---|
| Aliquota ordinaria | 24 % |
| Aliquota oltre 56.224 € | 25 % |
| Reddito minimale | 18.808 € |
| Contributi fissi annui (sul minimale) | 4.521,36 € |
Funzionamento: a prescindere dal fatturato (anche se è zero), un artigiano paga i contributi fissi sul minimale, 4.521,36 € spalmati in quattro rate trimestrali. Oltre il minimale di reddito imponibile (18.808 €), si applica il 24 % sulla parte eccedente fino a 56.224 €, poi il 25 % oltre.
Esempio: artigiano al 67 % con 40.000 € di fatturato. Reddito imponibile 26.800 €. INPS: 4.521,36 € (fisso) + (26.800 − 18.808) × 24 % = 4.521,36 + 1.918,08 = 6.439 €.
Gestione Commercianti
A chi si applica: commercio al dettaglio e all'ingrosso, ristorazione, alloggio, agenti di commercio, attività immobiliari come intermediazione.
Parametri 2026:
| Voce | Valore |
|---|---|
| Aliquota ordinaria | 24,48 % (24 % IVS + 0,48 % indennità mercato) |
| Aliquota oltre 56.224 € | 25,48 % |
| Reddito minimale | 18.808 € |
| Contributi fissi annui (sul minimale) | 4.611,64 € |
Funzionamento identico agli artigiani, con aliquote leggermente più alte per la quota di indennità mercato (un sostegno al reddito per i commercianti che cessano attività).
La riduzione del 35 %
Una norma poco pubblicizzata ma significativa: gli iscritti alle gestioni Artigiani e Commercianti in regime forfettario possono richiedere all'INPS la riduzione del 35 % dei contributi IVS. Si applica sia ai contributi fissi sul minimale, sia alla quota percentuale sull'eccedente.
Per un artigiano con 4.521,36 € di contributi fissi, la riduzione vale 1.582 € secchi all'anno. Non è automatica: va richiesta esplicitamente all'INPS con un'istanza dedicata, di norma entro il 28 febbraio dell'anno di applicazione (o al momento dell'iscrizione, per le nuove aperture). Una volta richiesta vale fino a quando si resta in forfettario, salvo revoca.
La riduzione non si applica alla Gestione Separata, perché lì non ci sono contributi fissi: si paga solo in percentuale, e l'aliquota è già relativamente bassa.
I requisiti precisi, la modulistica e i casi in cui conviene davvero (perché in alcuni casi la riduzione abbassa l'accredito pensionistico) sono nella guida dedicata: riduzione 35 % INPS: a chi conviene e quando NON richiederla.
Compatibilità con altre forme di reddito
Il forfettario non vive in isolamento: molti freelancer hanno anche un lavoro dipendente, una pensione, una collaborazione, o altri redditi minori. La regola generale è che il reddito forfettario non si somma agli altri ai fini IRPEF: ciascuno è tassato sul suo binario, separatamente.
Lavoro dipendente
Puoi avere contemporaneamente un lavoro dipendente e una partita IVA forfettaria, ma resta il vincolo della soglia 35.000 € sull'anno precedente, sul reddito da dipendente. Se sei dipendente full-time in una grande azienda con stipendio sopra 35k, l'anno seguente non potrai aprire forfettario: devi attendere un anno in cui il reddito dipendente scenda sotto la soglia, o cessare il rapporto.
Altri vincoli specifici per chi mantiene il lavoro dipendente:
- L'attività di P.IVA non deve essere prevalente verso il datore di lavoro attuale o quelli dei due anni precedenti (anti-elusione).
- Devi rispettare le clausole di non concorrenza e di esclusiva eventualmente previste nel contratto.
Trattiamo i casi pratici, le procedure di comunicazione al datore e i nodi più sottili nella guida dipendente + P.IVA forfettario.
Pensionato
Un pensionato può aprire e mantenere la partita IVA forfettaria, fermo restando il vincolo dei 35.000 €. La pensione rientra nei redditi assimilati che concorrono al calcolo della soglia. Una pensione netta da 22.000 € resta sotto soglia e consente l'accesso; una da 40.000 € no.
Co.co.co. e prestazioni occasionali
Le co.co.co. sono assimilate al lavoro dipendente e concorrono alla soglia 35k.
Le prestazioni occasionali (sotto i 5.000 € annui, senza P.IVA) restano in un binario diverso: vengono tassate in IRPEF separatamente e non concorrono al limite di permanenza nel forfettario, perché non sono ricavi della P.IVA. Possono però far scattare l'iscrizione alla Gestione Separata se si superano i 5.000 € annui di prestazioni occasionali, in aggiunta a quella eventualmente già attiva sul forfettario.
Partecipazioni societarie
Vietate:
- Partecipazione di controllo (diretta o indiretta) in SRL che svolgono attività riconducibili all'attività in forfettario.
- Partecipazione in società di persone, associazioni professionali, imprese familiari, indipendentemente dalla quota.
Permesse:
- Partecipazione in SRL non riconducibili all'attività forfettaria (per esempio una piccola quota in una SRL di settore completamente diverso, in cui non eserciti controllo).
Cosa NON paga il forfettario
Vale la pena enumerarlo, perché parte della convenienza del regime sta nelle imposte che salti.
Niente IVA
Il forfettario emette fatture senza IVA, con la dicitura "Operazione effettuata in regime forfetario ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014". Conseguenze pratiche:
- Niente liquidazioni IVA trimestrali o mensili.
- Niente versamenti dell'IVA incassata (perché non viene incassata).
- Niente recupero dell'IVA sugli acquisti: paghi IVA sulle tue spese ma non la deduci. È il costo implicito del regime.
- Sì invece alla fattura elettronica, obbligatoria anche per i forfettari dal 2024 senza alcuna soglia di esenzione.
Niente IRPEF e addizionali
Il reddito forfettario è tassato dalla sola imposta sostitutiva (5 o 15 %). Non concorre alla base imponibile IRPEF, quindi salti:
- IRPEF a scaglioni (oggi 23 %, 35 %, 43 %).
- Addizionale regionale (da 1,23 a 3,33 % a seconda della regione).
- Addizionale comunale (fino a 0,9 %).
Conseguenza meno ovvia: perdi anche le detrazioni IRPEF (spese mediche, mutui, ristrutturazioni, lavoro dipendente). Se hai altri redditi tassati IRPEF (per esempio un lavoro dipendente concomitante), su quelli le detrazioni continuano a valere. Se l'unica fonte di reddito è il forfettario, le detrazioni si perdono integralmente.
Niente IRAP
L'IRAP (3,9 % standard) non si applica al forfettario, indipendentemente dall'attività svolta.
Niente ritenuta d'acconto
Le fatture forfettarie non subiscono ritenuta. Chi ti paga (azienda, ente pubblico, altro professionista) ti versa l'intero importo lordo della fattura. La dicitura da inserire è: "Non soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, L. 190/2014".
Fatturazione: come si fa una fattura forfettaria
Tre cose da sapere, prima ancora di emettere la prima fattura.
Fattura elettronica obbligatoria
Dal 1° gennaio 2024 anche i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica via Sistema di Interscambio (SdI), senza più alcuna soglia di esenzione. La fattura va emessa in formato XML e trasmessa allo SdI, che la consegna al destinatario.
Strumenti più usati:
- Software gestionali integrati (Fatture in Cloud, Aruba, FattureGo, Fiscozen, ecc.) a costi variabili da gratuito a una decina di euro al mese.
- Portale gratuito dell'Agenzia delle Entrate, più scomodo da usare ma adeguato per pochi flussi.
Marca da bollo 2 €
Le fatture forfettarie sopra 77,47 € richiedono una marca da bollo da 2 €, perché non scontano IVA. La marca si applica:
- Sulla fattura elettronica come voce digitale (bollo virtuale), che si versa trimestralmente all'Agenzia delle Entrate.
- Sulla fattura cartacea, fisicamente applicata: raro oggi, dato l'obbligo elettronico.
Il costo del bollo può essere addebitato al cliente (in fattura, come voce separata) oppure restare a carico tuo. È prassi diffusa addebitarlo: lo metti come riga finale "Bollo di 2 € a carico del cessionario".
Diciture obbligatorie
In fattura forfettaria devono comparire:
- "Operazione effettuata in regime forfetario ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014".
- "Non soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, L. 190/2014" (se la prestazione è verso aziende o professionisti che altrimenti applicherebbero ritenuta).
Tutti i software gestionali per fattura elettronica le aggiungono automaticamente quando dichiari di essere in forfettario.
Cause di uscita e cosa succede dopo
Si esce dal forfettario in tre scenari principali.
Sforamento 85.000 €: uscita dall'anno successivo
Se chiudi l'anno con ricavi tra 85.000 € e 100.000 €, il forfettario continua a valere per tutto l'anno appena chiuso, ma dal 1° gennaio successivo passi al regime ordinario. Hai quindi l'anno della transizione per:
- Aprire la contabilità ordinaria (registri IVA, libro giornale se applicabile).
- Adeguare la fatturazione: IVA da gestire, ritenuta da subire, eventuale ritenuta da applicare in fattura ai clienti.
- Versare gli acconti del nuovo regime.
Sforamento 100.000 €: uscita immediata, su due binari
Quando la fattura che supera 100.000 € viene emessa nel corso dell'anno, devi attenzione a due regole separate. Sull'IVA, la fuoriuscita parte da quella fattura in avanti: la fattura "incriminata" va emessa con IVA (o integrata con nota di variazione se era già partita senza), e le successive idem; le operazioni precedenti, già fuori IVA, restano tali. Sulle imposte sui redditi, invece, il regime ordinario si applica retroattivamente a tutto l'anno in corso: vanno tenute contabilità a costi reali e dichiarazione ordinaria, con IRPEF a scaglioni più addizionali.
È la situazione da evitare più di ogni altra. Se a metà anno sei sopra i 90.000 € e vedi avvicinarsi il limite, ha senso valutare se posticipare alcune fatture all'anno successivo (sempre principio di cassa: importa quando incassi, non quando emetti) o se anticipare l'uscita pianificata.
Perdita di altri requisiti
Si esce anche se nell'anno precedente:
- Hai percepito redditi da dipendente sopra 35.000 €.
- Sei diventato socio di una società di persone, o controllore di una SRL nel tuo settore.
- Hai violato la regola anti-elusione (P.IVA prevalente verso ex datore di lavoro).
In tutti questi casi, l'uscita scatta dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello in cui si è verificata la causa.
Approfondiremo gli scenari di uscita, il calcolo del primo anno fuori dal forfettario (in particolare l'IVA da gestire) e le strategie di pianificazione in una guida dedicata alla soglia 85k.
Quando NON conviene il forfettario
Sembra che convenga sempre. Non è così. Tre situazioni in cui il forfettario perde, anche in modo significativo.
Quando hai costi reali alti
Il caso da manuale: ristorante o e-commerce con coefficiente 40 %. Su 80.000 € di fatturato, il forfettario assume 32.000 € di reddito imponibile lordo, come se i costi fossero il 60 % del fatturato. Se i tuoi costi reali sono il 75 % (caso plausibile per ristorazione con personale e affitto), il tuo reddito reale è 20.000 €, ma i contributi INPS si calcolano comunque su 32.000 € (la base previdenziale è il forfettizzato lordo). Stai sovrapagando.
I numeri, sul caso del ristoratore commerciante a regime (aliquota 15 %, riduzione 35 % richiesta):
- In forfettario: imponibile lordo 32.000 €. INPS commercianti con riduzione 35 %: (4.611,64 + (32.000 − 18.808) × 24,48 %) × 65 % = (4.611,64 + 3.229,40) × 65 % = 5.096,68 €. Imponibile fiscale = 32.000 − 5.096,68 = 26.903,32 €. Imposta sostitutiva 26.903,32 × 15 % = 4.035,50 €. Totale trattenute: 9.132 €.
- In ordinario, con costi reali al 75 % e reddito reale di 20.000 €: INPS commercianti sul reddito reale (20.000 €), senza riduzione: 4.611,64 + (20.000 − 18.808) × 24,48 % = 4.903 €. Reddito IRPEF (al netto INPS, che è deducibile) = 20.000 − 4.903 = 15.097 €. IRPEF 23 % = 3.472 €. Addizionali medie ~2,5 % = 377 €. Totale trattenute: 8.752 €.
In questo specifico scenario l'ordinario vince di circa 380 € sulle sole trattenute, prima ancora di considerare le detrazioni IRPEF (spese sanitarie, mutuo, ristrutturazioni) che in forfettario si perdono e in ordinario contano. Più alti sono i costi reali rispetto a quelli impliciti nel coefficiente, più l'ordinario diventa conveniente.
Quando hai molte detrazioni IRPEF
Se in ordinario potresti scaricare spese mediche significative (badante per genitore, dentista, fisioterapia), un mutuo, ristrutturazioni edilizie, le detrazioni possono spostare il bilanciamento. In forfettario quelle detrazioni si perdono.
Quando lavori solo con clienti esteri
Se le tue fatture vanno a clienti UE o extra-UE, in ordinario potresti applicare regimi specifici (reverse charge, esportazioni non imponibili) e recuperare l'IVA sui costi. In forfettario non recuperi mai IVA.
Su questi tre scenari, un confronto numerico puntuale richiede un calcolatore dedicato (forfettario vs ordinario), che integreremo nei prossimi mesi. Nel frattempo la regola pratica è: se hai costi reali superiori a quelli impliciti nel tuo coefficiente, esci dal forfettario senza pentirti.
Acconti e scadenze: come si paga
Il forfettario non versa imposte mese per mese, ma in due appuntamenti principali, replicati ogni anno.
Saldo e primo acconto: 30 giugno
Entro il 30 giugno dell'anno N versi:
- Saldo dell'imposta sostitutiva relativa all'anno N-1, cioè quello appena chiuso e dichiarato.
- Primo acconto dell'imposta sostitutiva per l'anno N, pari al 50 % di quanto pagato l'anno precedente.
Esempio: chiudi il 2026 con 4.000 € di imposta sostitutiva. Entro il 30 giugno 2027 versi 4.000 € (saldo 2026) + 2.000 € (primo acconto 2027) = 6.000 €. C'è la possibilità di slittare al 30 luglio con maggiorazione dello 0,4 %.
Secondo acconto: 30 novembre
Entro il 30 novembre versi il restante 50 % dell'acconto per l'anno in corso. Nell'esempio sopra, il 30 novembre 2027 versi 2.000 € di secondo acconto 2027. A fine 2027 sapremo se quegli acconti hanno coperto l'imposta effettiva o se serve un conguaglio, che si verserà il 30 giugno 2028.
INPS in rate
L'INPS ha calendari diversi a seconda della cassa:
- Gestione Separata: si paga insieme alle imposte, alle stesse date (saldo e acconti).
- Artigiani e Commercianti: quattro rate trimestrali per i contributi fissi sul minimale (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio dell'anno successivo), più acconti e saldo sull'eccedente nelle date IRPEF.
Il calendario completo, con il calcolatore degli acconti e delle rate INPS, sarà oggetto di un tool dedicato che integreremo nei prossimi aggiornamenti. Per ora, la regola operativa: mettere da parte ogni mese circa il 30 % di quello che fatturi è di solito sufficiente per coprire imposta e INPS senza sorprese. Il calcolatore forfettario ti mostra la percentuale esatta sul tuo caso.
Domande frequenti
Posso fatturare a clienti esteri stando in forfettario?
Sì, sia in UE che extra-UE. Verso clienti UE è richiesta l'iscrizione al VIES (Vat Information Exchange System) e in fattura va indicato che l'operazione è non imponibile ai sensi dell'art. 1 c. 58 L. 190/2014. Verso clienti extra-UE la fattura si emette senza IVA, citando l'art. 7-ter o l'art. 9 del DPR 633/72 a seconda della natura del servizio. I ricavi esteri concorrono normalmente alla soglia degli 85.000 €.
Come funzionano ferie e malattia per un forfettario?
Da freelance, le ferie non sono pagate da nessuno: se non lavori, non incassi. La malattia segue lo stesso principio, con l'eccezione che per la Gestione Separata esiste una degenza ospedaliera indennizzata dall'INPS, modesta e con requisiti contributivi. Le casse Artigiani e Commercianti hanno indennità di malattia più strutturate. Tutti i forfettari devono pianificare in autonomia le pause: il calcolatore tariffa oraria integra ferie, malattia e tempo non fatturabile nel calcolo della tariffa minima sostenibile.
Posso assumere collaboratori in forfettario?
In passato il limite era 5.000 € l'anno di compensi a collaboratori. La Legge di Bilancio 2023 ha eliminato il vincolo. Oggi puoi avere collaboratori senza che questo ti faccia uscire dal forfettario, fermo restando il rispetto della soglia 85k sui tuoi ricavi.
Cosa succede se cesso l'attività in corso d'anno?
La partita IVA si chiude con modello AA9/12 entro 30 giorni dalla cessazione effettiva. Entro l'anno seguente fai dichiarazione dei redditi con i ricavi maturati fino alla cessazione, e versi l'imposta sostitutiva proporzionale. I contributi INPS Artigiani/Commercianti vengono ricalcolati pro-rata sul periodo di attività; quelli della Gestione Separata si fermano da soli, essendo proporzionali al reddito.
Posso essere in forfettario e avere un secondo lavoro autonomo?
Sì, ma una sola partita IVA per persona. Se vuoi svolgere attività diverse, le aggiungi come codici ATECO secondari alla tua P.IVA. Il coefficiente forfettario si applica però al solo codice prevalente, cioè quello da cui deriva la quota maggiore di fatturato annuo. Gli altri codici restano attivi ma non entrano nel calcolo del coefficiente.
Il forfettario va dichiarato in dichiarazione dei redditi?
Sì, anche se il regime sostituisce IRPEF e addizionali: devi presentare comunque il Modello Redditi PF, compilando il quadro LM dedicato ai contribuenti forfettari. La scadenza è il 30 settembre dell'anno successivo. Non esiste modello 730 per i forfettari, sempre Modello Redditi.
Cosa succede se non incasso una fattura?
Per il forfettario vale il principio di cassa: la fattura entra nei ricavi solo quando viene effettivamente incassata. Se emetti una fattura nel 2026 e il cliente paga nel 2027, quei ricavi vanno nell'anno 2027. Se non incassi mai, la fattura non concorre ai ricavi. Va però gestita la posizione con una eventuale nota di variazione, per regolarizzare la fattura emessa e non incassata.
Posso accedere a un mutuo se sono in forfettario?
Sì. Le banche valutano il reddito imponibile dichiarato (quello forfettizzato), che è inferiore al reddito reale. Per questo l'ottenimento del mutuo può essere meno facile rispetto a un dipendente con uguale fatturato. Alcuni istituti accettano la media degli ultimi 2-3 anni del reddito dichiarato, altri richiedono il regime ordinario per concedere mutui sopra una certa soglia.
Cosa succede se sbaglio il coefficiente ATECO?
Se hai dichiarato un coefficiente non corrispondente all'attività reale, l'Agenzia delle Entrate in fase di accertamento può riclassificare la tua attività con il coefficiente corretto e richiedere le maggiori imposte (con interessi e sanzioni). La verifica avviene confrontando il codice dichiarato con la natura concreta delle fatture emesse. La regola operativa: il codice ATECO deve riflettere ciò che effettivamente fai, non quello che porta a pagare meno.
Per il forfettario serve un commercialista?
Tecnicamente no, ma in pratica quasi sempre sì. La fattura elettronica, il quadro LM della dichiarazione, la gestione degli acconti e dei contributi INPS richiedono dimestichezza con procedure che non si imparano in un weekend. I commercialisti dedicati ai forfettari offrono pacchetti annuali da 300 a 600 €, con servizio digitale (Fiscozen, Fiscoteca, ConsulenteSrl, ecc.). È spesa che spesso si ripaga in tranquillità e in errori evitati.
I tuoi numeri, in chiaro
Ogni partita IVA forfettaria è una combinazione diversa di ATECO, cassa, anno di apertura, percentuale di tempo fatturabile. Per vederla calcolata in modo trasparente, con tutte le formule pubbliche e nessuna registrazione:
- Quanto resta del tuo fatturato: calcolatore forfettario. Inserisci fatturato e ATECO, vedi netto annuo, imposta, INPS e mensile equivalente in chiaro.
- Dal netto al prezzo della tua ora: calcolatore tariffa oraria. Dal netto che vuoi a casa alla tariffa da applicare in fattura, considerando ferie, malattia e tempo non fatturabile.
Il forfettario è uno strumento fiscale, non un destino. Ogni anno cambia qualcosa: una legge di bilancio, una circolare INPS, le tue circostanze personali. La cosa più utile che puoi fare ogni gennaio è rifare i conti con i parametri aggiornati. Chi sa quanto gli resta davvero prende decisioni migliori su tariffe, investimenti e scadenze.